Articoli & Saggi
Adriana Silvia Serena
Competenze linguistiche per operare in Europa: come può contribuire l'università?
Partendo da una serie di considerazioni sul significato di educazione alla mobilità, vengono delineate le competenze che dovrebbe avere lo studente universitario quando lascia l'università, in particolare una "Handlungskompetenz", cioè una competenza operativa nella lingua che va sviluppata durante e per lo studio per la vita. Queste considerazioni sono alla base di un curriculum-quadro ("Rahmencurriculum") per lo studio delle lingue all'università, sviluppato da un gruppo di ricerca costituito da docenti universitari cechi, slovacchi e polacchi, qui brevemente presentato, dal quale è scaturito tra l'altro anche il libro di testo in adozione nell'ILSIT.
Il presente articolo è una rielaborazione aggiornata del contributo già pubblicato in: Linguistica, linguaggi specialistici, didattica delle lingue - Studi in onore di Leo Schena. A Cura di Giuliana Garzone e Rita Salvi. CISU - Centro di Informazione e Stampa Universitaria, Rom, 2007 ISBN 978-88-7975-402-5 S.369- 378
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Irene Colacurto - Luisella Magnani
L'Umanesimo-della-Traduzione quale Azione-entro-la-Parola
Perché Umanesimo?
Perché con il nostro modesto contributo rispondiamo all'appello rivolto alle scuole, licei ed università da parte del Parlamento Europeo e di molti studiosi e professori, appello lanciato fin dal 1993 per la difesa della cultura umanistica. Essa vede al centro di qualsiasi Evento-di-Produzione, non solo artistica, l'Uomo.
L'Essere Umano è identico, libero e In-Cammino in qualsiasi paese, in qualsiasi cultura. In grado di perfezionarsi con i prop ri sforzi, soprattutto grazie all'istruzione. Il suo primo strumento è la Parola. Ecco che diventa importante rivalutare la centralità dell'Uomo e della Parola.
Il Traduttore, studioso della lingua e prima ancora della parola vive la grande opportunità di essere non solo Tecnico, ma anche Umanista-della-Parola, Umanista-della-Traduzione.
Egli conduce, dal latino "traducere", la Parola da una lingua all'altra portando non solo un messaggio di contenuto ed uno di forma, ma anche quello dell'Osare-Oltre il Testo, per far emergere la Luce, il Vero, il Bello del Testo Stesso. Il Traduttore sa anche "tralucere", ovvero illuminare il Testo della sua Verità più profonda.
E' questo uno Studio Filosofico-Estetico-Umanistico che vede l'urgenza del cercare l'Umanesimo-della-Parola, in quanto al centro c'è l'Uomo e la Parola quale opportunità, quale sua risposta.
Tradurre è una sfida, ma anche una gioia, quella di entrare nella Parola in punta di piedi e trovarvi un mondo, il mondo del suo Senso.
La Parola ha una sua morale. La ricerca del Vero nel testo e il rispetto dello stesso è l'Entrare nelle dimensioni del Vero, del Bene e del Bello, nell'espressione Parlata-e-Scritta. La Parola diviene Proposizione, Parola-Piena. Profuma di freschezza. E' fonte di Possibili.
La traduzione perfetta non esiste. Il Traduttore può, però, mirare alla Perfezione-Etica-del-proprio-Operato. Imprescindibili sono la Cura, l'Attenzione, la Precisione, la Pazienza e soprattutto il Rispetto della Parola e dell'Altro, ovvero dell'Uomo che in esso opera, ha operato ed opererà, nell'Accoglienza dell'Eccellenza di Scrittura, senza la quale il Traduttore non può dare alla Luce il suo Tralucere il Testo.
Saggio completo in formato PDF
Luisella Magnani
L'umanesimo della cultura nel terzo millennio
Irene Colacurto - Luisella Magnani
L'Umanesimo-del-Testo
La filologia è l'arte che insegna a leggere bene, a leggere in profondità, guardandosi avanti e indietro, lasciando porte aperte, con mani e con occhi delicati. Così Friedrich Nietzsche definiva la filologia.
L'esercizio critico rivolto al Testo nella prospettiva filologica contribuisce al formarsi della coscienza storica, che non è mero sguardo volto all'indietro, bensì Consapevolezza del passato, costruttrice di identità e personalità nel presente.
Provenienza quale Presenza
L'esercizio critico rivolto al Testo è in primo luogo uno sguardo critico verso se stessi nella Consapevolezza-e-Responsabilità dell'Agire Umano.
Memoria, quale Identità
Gesto, quale Presenza e Opportunità
Confrontarsi con l'Altro significa costruire la propria identità, come sosteneva Machiavelli. Confronto quale incontro di quell'Azione di Edificazione.
Essere Amico (philos) della Parola (logos) è rispondere alla omogeneità fra le cose della realtà e la mente umana.
L'Umanità nella Realtà-della-Parola
I Greci ci hanno insegnato che la mente è perfettamente in grado di capire la realtà razionale e in questo modo, come diceva Socrate, di conoscere se stessi. Il patrimonio che ci ha lasciato Roma è il Diritto, il coordinamento dei rapporti d'esperienza tra gli uomini. Il Cristianesimo ha posto il problema del prodigarsi a favore del Prossimo, la Caritas, il guadagnarsi la salvezza agendo nel Bene. Ecco che il patrimonio del nostro passato aiuta nella ricerca di Sé e nella Con-Vivenza, agendo bene per sé e per l'Altro.
Lo studio umanista degli antichi non era mera erudizione, bensì ricerca della propria identità culturale nella consapevolezza dell'umana condizione. L'Umanesimo attribuiva particolare importanza alla vita attiva, alla socialitas (lo scambio con l'altro nella ricerca del bene comune), alla libertà quale fondamento per il fiorire della civiltà e alla dignità dell'uomo, quale valore alla base di ogni rapporto tra gli uomini e di ogni azione dell'uomo.
Attraverso l'Agere et intelligere, l'umanista è artefice del proprio destino. Può elevarsi in quanto essere perfettibile, ponendosi sempre in cammino verso la propria realizzazione. L'elevata misura dell'Educazione dell'uomo si trova nello spazio e nel tempo della dimensione letteraria, poetica, unitamente alla dimensione dell'immaginazione. Con l'umiltà etica della ricezione, l'uomo si mette nelle Vesti dell'autore del Testo letterario, guarda il mondo con gli occhi dello stesso, lo guarda con gli occhi dell'Altro.
Il senso di un'opera aiuta a comprendere il senso di sé.
Il Sé, nel Possibile dell'Umana Fatica
Il Sé, nell'opportunità dell'Umano Agire
Studiare un testo è Amare un testo. E' conoscere il suo Nascere, il suo Entstehen, l'inizio del suo Stare. Significa anche comprenderne il Divenire, il suo Werdegang, il suo Andare-al-fine-di-Essere, nonché il suo Erhaben, il suo andare verso il Sublime, verso l'Eccellenza eccelsa.
La storia di un testo è tradizione-e-trasformazione, come sosteneva Spinoza. Comprendere un testo è anche coglierne il Cuore, che non ha età, che si può leggere da più angolature per inoltrarsi nelle sue più remote nature, fondere così gli infiniti orizzonti del suo senso.
Comprendere un testo è verderne le Verità, le Virtù, le molteplici possibilità di Bellezza.
Il Tralucere uno scritto, tra-lucere, tra-sportare luce, è, innanzi tutto, esserne lettore entusiasta, libero nella fruizione, libero nell'emozione d'animo che spinge all'Azione. Azione quale Produzione-di-Autenticità del testo d'origine nella lingua d'Accoglienza, lingua che sa accogliere l'Umanesimo del produrre il Vero-del-Testo.
La lingua dimora nella coscienza del parlante, cresce e muta col mutare della coscienza dello stesso, ed è in continuo Divenire, mossa dal desiderio di armonia dell'uomo e dal suo tendere verso il Bello.
Il bisogno innato di comunicare, ma anche la ricerca della Parola-Giusta, della parola chiara, spinge l'uomo al suo Bel-Dire, Dire Bene, Dire nel Vero.
La lingua non è la somma di singoli segni, bensì un sistema complesso, un tessuto di segni, strutturato ed organizzato secondo un determinato principio (lat. textum = tessuto, testo). Scoprire questo principio e trovarne la bellezza è possibile. Entrando nella Profondità-del-Testo.
Immergersi in uno scritto non vuol dire affaticarsi. E', invece, "scendere ripetutamente in mare, scoprendo ogni volta nuove luci e colori"[1]
La pluralità di segni di una lingua diventa, nell'atto di scrivere, Unità, Disegno. Il tessuto diventa Testo. Nell'atto di tradurre, che è ugualmente movimento, ma in un'altra direzione, il testo si apre in tessuto, mostra la profondità dei propri Possibili-di-senso, è spazio da accedere, Evento-di-Senso. Il linguaggio è diventato messaggio.
Il testo tradotto è testo tessuto in rilievo, è rilevanza di senso, Eleganza. E' Umana Fatica, è Compiutezza e Compostezza di infinita Apertura.
così dentro una nuvola di fiori
che da le mani angeliche saliva
e ricadeva in giú dentro e di fòri,
sopra candido vel cinta d'uliva
donna m'apparve, sotto verde manto
vestita di color di fiamma viva.
(Purg. XXX, 28-33)
Nei versi di Dante è la Natura a dare alla parola la giusta postura. La Natura-della-Parola, la cultura della Parola-Futura, senza età, Grandezza nella poesia. La Natura è simbolo di libertà nella creatività, attività infinita di un conoscere che nasce nel quotidiano. Il Vero della Natura è senza tempo. Il reale e il simbolico si incontrano nel Testo: Tiefsinnige Symbolik, ovvero Senso del Simbolo nel suo profondo Essere.
La spazialità (dentro, in giù, fòri), il movimento (saliva, ricadeva), l'immanenza (mani, cinta d'uliva) e la trascendenza (angeliche, candida) si incontrano nell'Unità del Disegno. L'apparizione, che per sua natura perdura un momento, è diventata immagine compiuta e composta. Quadro senza tempo. L'emozione di un attimo e di un uomo solo è contemplazione senza fine e senza tempo, Bellezza-di-Senso per tutti i Lettori.
So kam in einer dichten Blumenwolke,
die aus Engel Händen dort entströmte
und niederregnete nach allen Seiten,
im weißen Schleier mit Olivenzweigen
dort eine Frau, in einem grünen Mantel
und einem Kleide von der Flammen Farbe.[2]
Nella versione tradotta si nota la responsabilità di una traducibilità quale Abilità, Puntualità umanistica della Verità, nella Verità, grazie alla Verità.
Per imparare a tradurre un testo bisogna, innanzi tutto, imparare a Tra-Lucere il testo, a vedere la luce che esso irradia in tutte le pieghe del suo tessuto, nel suo vissuto. Osservare, quasi scrutare, il testo in tutto il suo spazio di lettura, nelle possibilità e probabilità di senso che esso contiene: dall'impatto visivo d'insieme, alle dimensioni di contenuto, di messaggio, fino all'entrare nella singola parola, nella sua grammatica, nel suo significato comune e in quello più nascosto.
La prima terzina in lingua tedesca inizia con 'So', una parola che fa riferimento, come il corrispettivo italiano 'così', a qualcosa di precedente. Nella lingua tedesca, però, è anche la precisazione di un punto stabile, un punto fermo di partenza, un Allora-Ecco-Dunque, dal quale parte l'immagine che segue. Con 'In einer dichten Blumenwolke' la timidezza della lingua italiana diventa in tedesco certezza di vera pienezza, ove 'dicht' è spessore, presenza quasi materiale di qualcosa che in italiano è leggerezza, inconsistenza. La quasi-trasparenza della nuvola di fiori in lingua italiana diventa in tedesco un giocoso senso-nel-controsenso: le nuvole, che per loro natura sono fatte d'acqua, assumono il carattere di spessore, concretezza, impermeabilità.
'Engel Hände' sono mani angeliche, dove l'Angelo è presenza, in quanto Sostantivo che ha sostituito l'aggettivo italiano. Engel Hände, pronunciato a voce alta, sembra volerci ricordare un passato di Grandezza filosofica-e-musicale in Germania.
'Dort' è punto fermo, precisazione di una posizione, è un 'lì' che in italiano non compare. Verrà ripetuto ancora nel sottolineare l'urgenza tedesca di voler precisare un indove, un ove, un dove, un luogo tanto definito da essere quasi riempito di mistero. Il non-esserci, nell'esserci. 'Dort' viene ripetuto con un ritmo di eleganza. Due bottoncini sul tessuto di testo poetico. Spazi in uno Spazio. Spazio di Spazi. In questo tessuto di poesia, entro le fibre di questo tessuto di poesia, si confeziona in lingua tedesca la bellezza d'Abito.
Se in italiano si legge sotto verde manto, in lingua tedesca la preposizione sotto si è aperta all'abbraccio del tessuto di color del verde che custodisce il corpo della donna. Ne è la custodia e il custode. Non è solo punto di spazio, la preposizione sotto, bensì è un entro lo spazio, è lo spazio stesso. Il telaio della scrittura in lingua tedesca tesse l'immagine dell'Abito entro le pareti del manto. L'Abito è posto in rilievo, viene mostrato nel tessuto Tedesco in 'einem Kleide von der Flammen Farbe'. L'abito color della luce della fiamma è custodito dal manto, ed insieme custodiscono il corpo di donna.
Il dort illumina questo tessuto di testo; lo illumina in così elevata misura, che il Lettore Sensibile in questo ritratto di donna, dai toni caldi e preziosi come smeraldi, vede nel dort, spazio di luce, gli stessi occhi della donna ritratta.
'Niederregnen', il piovere della nuvola di fiori riempie in tedesco il testo di intensità, di rilevanza tangibile. L'immagine sfumata della lingua italiana diventa in tedesco presenza concreta, esistente. 'In giù dentro e di fòri' è tradotto con 'nach allen Seiten', meno preciso dell'italiano, ma nella sua vaghezza ugualmente espressione di totalità spaziale, di riempimento dello spazio circostante in tutti i suoi angoli. Il non-preciso, il non-dire che è Completezza, Compostezza, Compiutezza.
'Kleide' traduce l'aggettivo-participio vestita. E' l'Abito, la presenza, la centralità dell'immagine. L'Abito che il corpo abita.
L'uso di preposizioni ed avverbi in lingua italiana rendono il testo fluente e melodico. La lingua tedesca, sintetica nel suo uso di sostantivi e nomi composti, offre immagini più complesse nelle loro dolcezze. La loro Wohllaut è armonia. I nomi composti nella lingua tedesca sono fiori-di-pensieri che fioriscono nel loro senso, nel loro consenso, nel loro senso più pieno.
Pienezza-di-scrittura.
Una sola parola tedesca porta in sé rilevanza, eleganza, padronanza di sé, perché c'è in essere la certezza di essere portatrice di un senso di rilievo. Rilevanza-di-Senso.
Il colore di fiamma viva si arricchisce ancor più d'intensità nella traduzione tedesca. Nell'assonanza 'Flammen Farbe' le due F maiuscole convertono il colore in Presenza, Vicinanza, Contorno geometrico e Suono.
La 'non presenza' della dimensione di poesia in lingua italiana, l'assenza di parola, diventa presenza-assoluta-della-stessa in lingua tedesca.
[1] Claudio Magris e Alessandro Baricco, La civiltà dei barbari, Corriere della Sera, 7.10.2008.
[2] Anna-Maria Schurr-Lorusso, Das Bild der Frau im dichterischen Werk von Dante, ars una, Neuried, 2007.
Irene Colacurto - Luisella Magnani
Il sapore del Sapere
Articolo apparso in prima pagina sul quotidiano La Prealpina in data 20 gennaio 2009.
"Educare significa vivere la relazione tra persone libere per trovare il senso del nostro destino", è questo il pulsare del cuore dell'articolo di Giampaolo Cottini, pubblicato sul nostro giornale, in prima pagina, in data 15 gennaio 2009; articolo che si propone al Lettore con il titolo 'Educare che fatica'. Vivere questo articolo è scrivere entro le pareti dello stesso nel dire che educare è il vivere ogni lezione seduti al tavolo del banchetto della coscienza-di-conoscenza; è l'essere cultori con i nostri Studenti per essere con Loro contadini che amano arare anche i campi più faticosi, perché consapevoli del sapore del Sapere. Sapere di essere. Sapere di esserci. Sapere di essere insieme nel disegno dell'Esistere. Essere toni di colori, particolari di geometrie di Quel Disegno. È questo l'Umanesimo della Cultura che alberga nel nostro Istituto Universitario in Scienze della Mediazione Linguistica di Varese, Istituto che si occupa e si preoccupa dei propri Studenti, partecipa e compartecipa alla Loro crescita del Conoscere, nel Conoscere, per il Conoscere.
Il nostro finalismo è insegnare allo Studente ad accedere al Suo Agire nel vestire l'abito della responsabilità, quale attività nella verità di rispondere negli spazi e nei tempi del quotidiano, e vedere nella cultura la natura propria dell'Uomo. Insegnare ad abitare la cultura come si abita la natura, è insegnare ad essere nella libertà di parteciparsi e partecipare, rispettarsi e rispettare, amarsi e amare, nella consapevolezza di essere pellegrini lungo i vicoli e i sentieri del mondo, nella quotidianità della Già Eternità.
Prof. ssa Luisella Magnani
Università Pontificia Urbaniana
Roma
Martedì, 21 Aprile 2009
ore 8.30
Miłość-i-wartość
uno studio dell'opera del filosofo Karol Wojtyła
Ocena możliwości zbudowania etyki hrześcijaśskiej przy założeniach systemu Maksa Schelera, Lublin 1959.
Valutazioni sulla possibilità di costruire l'etica cristiana sulle basi del sistema di Max Scheler
MiÅ‚ość-i-wartość sono due meraviglie del dire appartenenti al lessico della lingua polacca. Ed è proprio entro le pieghe di queste due parole che questa lezione intende dispiegarsi. Parole che si propongono in un corpo di parola che affascina per l'eleganza della loro condotta di suono e senso, MiÅ‚ość-i-wartość {Amore-e-valore}, gemme di scrittura che arredano il tessuto del testo di Karol WojtyÅ‚a.
La i in lingua polacca è la congiunzione e. Congiunzione quale azione di con-giun-gere due dimensioni che si ritrovano l'una con l'altra, l'una nell'altra, entrando nel tessuto della loro intimità di senso, consenso ed evento e trasformano questa intimità in attività d'essere.
La i è l'uomo con il suo cappellino della primavera, dell'estate, dell'autunno e dell'inverno.
L'azione dell'uomo di stare tra due dimensioni, quali l'amore e il valore, ali che lo trasportano e lo confortano, nel confronto e nell'incontro con l'Altro-da-sé, questa azione permette a lui di volare lungo i vicoli del mondo. E' nella dimensione dell'amore che l'uomo vede ogni cosa nella luminosità del cristallo. Ed è proprio l'amore che diventa la grammatica dell'esistere, crea ordine, armonia, sintonia e sinfonia nella molteplicità delle dimensioni entro le quali la vita è custodita.
L'uomo entra nell'azione dell'amore e del valore e se ne fa carico. E ancora, è questa azione che porta l'uomo, lo trasporta, lo contiene e lo mantiene, apportando a lui libertà e responsabilità. L'amore è contorno e contesto che contiene il nostro agire.
Quando l'azione attinge il suo nutrimento da questi spazi l'uomo è consapevole del suo cammino sul tappeto di luce di Dio.
Nel paniere di questa azione d'amore-e-valore c'è la fruizione dell'altro-da-sé, l'altro il quale coglie il frutto di questa azione.
L'uomo rivestendo di questo tessuto la sua azione porta in seno l'eleganza di Dio.
Accediamo, ora, al tessuto del testo wojtyliano, nella cui tessitura si coglie il pensiero di Max Scheler,
miÅ‚ość sama jest zasadniczym podmiotem dobra (i to w szczególnoÅ›ci podmiotem wartoÅ›ci "dobro" w znaczeniu etycznym). Kiedy zatem zwraca siÄ™ ona do jakiegoÅ› przedmiotu, to mocÄ… samej swej istoty, mocÄ… samej wÅ‚aÅ›ciwej sobie zdolnoÅ›ci do wywoÅ‚ywania dobra, wydobywa ona na jaw wszystkie wartoÅ›ci owego przedmiotu, ujawnia samÄ… istotnÄ… jego wartość.
{l'amore stesso è il fondamentale soggetto del bene (e in particolare il soggetto del valore "bene" in senso etico). Quando poi si rivolge ad un oggetto, in forza della sua prorpia essenza, in forza della sua peculiare capacità di suscitare il bene, manifesta apertamente tutti i valori di quell'oggetto, ne manifesta il valore essenziale.}
MiÅ‚ość jest równoczeÅ›nie przeżyciem w caÅ‚oÅ›ci idealnym i równoczeÅ›nie w caÅ‚oÅ›ci doÅ›wiadczalnym.
Tak wiÄ™c dopiero na tle swojej Koncepcji uważa Scheler za rzecz możliwÄ… wyjaÅ›nienie chrzeÅ›cijaÅ„skiej nauki o miÅ‚oÅ›ci, a w szczególnoÅ›ci tych najwiÄ™kszych przeżyć miÅ‚oÅ›ci do Boga i do wszystkiego "w Bogu". Jakkolwick miÅ‚oÅ›c sama jest podmiotem "dobra" i dziÄ™ki tej swojej wewnÄ™trznej mocy może ona ujawnić wartoÅ›ci we wszystkich przedmiotach, do Których siÄ™ zwraca to jednak przez to samo nie posiada ona jeszcze znaczenia aktu etycznego. Znaczenia aktu etycznego nabiera dopiero wówczas, kiedy zwraca siÄ™ do osoby jako do swego przedmiotu.
{L'amore è esperienza nella totalità ideale e contemporaneamente nella totalità sperimentale. Così, dunque, solo sullo sfondo della sua concezione, Scheler ritiene possibile la spiegazione della dottrina cristiana sull'amore e in particolare delle massime esperienze, dell'amore verso Dio e per tutto "in Dio". Banché l'amore di per sé sia oggetto di "bene" e grazie alla sua potenza interiore possa manifestare i valori in tutti gli oggetti ai quali si rivolge - tuttavia non ha ancora perciò stesso il significato di atto etico. Il significato di atto etico lo acquista solo quando si volge a una persona come al suo oggetto.}
E ancora,
dla Schelera osoba nie jest żadnÄ… substancjÄ…, żadnym podmiotem w metafizycznym lub też fizycznym tego sÅ‚owa znaczeniu. Przyjmuje on aktualistycznÄ… teoriÄ™ osoby. Osoba wiąże siÄ™ dla niego z aktami, które speÅ‚nia, nie w tym znaczeniu jednak, jakoby stanowiÅ‚a punkt wyjÅ›cia dla tychże aktów, ale w tym znaczeniu, że caÅ‚a siebie w każdym akcie przeżywa, i że caÅ‚a w każdym akcie ponie kÄ…d jest. Możemy przeto powiedzieć o osobie, że stanowi ona jedność różnogatunkowych aktów danÄ… w przeżyciu.
{Per Scheler la persona non è sostanza, né un soggetto nel senso metafisico o anche fisico di questa parola. Egli accetta la teoria attualistica della persona. La persona è correlata agli atti che compie, non però nel senso che ne costituisca il punto di partenza, ma nel senso che in ogni atto sperimenta interamente se stessa, ed è tutta in certo modo in ogni atto. Possiamo perciò dire della persona che è un'unità di atti d'ogni genere data nell'esperienza}.
Riprendiamo l'enunciato
... ale w tym znaczeniu, że caÅ‚a siebie w każdym akcie przeżywa, i że caÅ‚a w każdym akcie ponie kÄ…d jest. {...ma nel senso che in ogni atto sperimenta interamente se stessa (la persona), ed è tutta in certo modo in ogni atto}.
Questa voce di scrittura si coniuga in pienezza con uno spazio di senso proprio del pensiero di Michelstaedter. Spazio che si lascia abitare nell'opera del Prof. D'Acunto, La parola nuova, alla pagina 26. Nella lettera che Michelstaedter scrive, il 29 Giugno 1910, all'amico Enrico Mreule, si legge
Ti vedo sempre così come t'ho visto l'ultima volta [...], determinato in tutte le tue possibilità, vivo così, che nessuna cosa della vita [...] possa trovarti insufficiente, ma che anzi tutta attraverso tutti i perigli debba volgersi a te spontaneamente. Perché tu non chiedi niente. E come non t'accorgi del tempo perché nell'atto in ogni attimo sei intero, così in ogni tua parola si ha l'immagine concreta della tua vita.
L'uomo abita l'azione così come abita un abito. L'azione è lievito di un'idea, un pensiero, una parola. Idea, pensiero e parola che si incontrano nel tessuto dell'azione viva dell'uomo. Entro le pareti della stessa, l'uomo vive il suo essere al mondo. L'azione dell'uomo è cappella che lo custodisce, lo distingue e lo contraddistingue. E' spazio e tempo d'essere. E' nello spazio dell'azione, nel tempo dell'azione che l'uomo è tessitore dei fili del suo esistere, sul telaio del dinamismo dell'essere.
Scheler opierajÄ…c siÄ™ w swoim systemie na "materii" etycznei, uwydatniÅ‚ tym samym zasadniczÄ… tendencjÄ™ przedmiotowÄ…: źródÅ‚a wartoÅ›ci etycznej aktu należy szukać w przedmiocie. Jest nim wedÅ‚ug zaÅ‚ożeÅ„ systemu Schelera wÅ‚aÅ›nie "wartość materialna", bÄ™dziemy jÄ… tutaj stale nazywali "wartoÅ›ciÄ… przedmiotowÄ…", albo po prostu "wartoÅ›ciÄ…".
{Scheler, basandosi sulla "materia" etica nel suo sistema, ha perciò evidenziato una fondamentale tendenza oggettiva: l'origine del valore etico di un atto bisogna cercarla nell'oggetto. Secondo le premesse del sistema scheleriano, esso è appunto il "valore materiale" che qui chiameremo sempre "valore oggettivo" oppure semplicemente valore.}
Już przez sama zasadniczÄ… swojÄ… tendencjÄ™ nawiÄ…zamia realnej łącznoÅ›ci z przedmiotem ludzkich aktów i wyprowadzenia od tej strony ich moralnej wartoÅ›ci mógÅ‚ system Schelera zwrócić uwagÄ™ myÅ›licieli Katolickich. ZnalazÅ‚y siÄ™ w nim jednak pewne dane bardziej jeszcze szczegóÅ‚owe, które wywoÅ‚njÄ… bezpoÅ›rednie skojarzenia z etykÄ… chrzeÅ›cijaÅ„skÄ…, zwÅ‚aszcza zaÅ› z etycznÄ… treÅ›ciÄ… Ewangelii. Scheler mianowicie w swoim systemie uwydatnia w szczególny sposób znaczenie miÅ‚oÅ›ci do osoby.
{Già per la sua fondamentale tendenza a collegare realmente con l'oggetto gli atti umani e a ricavare da esso il loro valore morale, il sistema di Scheler ha potuto attivare l'attenzione dei pensatori cattolici. Sono presenti, però, certi dati ancor più particolari che richiamano un immediato accostamento all'etica cristiana, specialmente al contenuto etico del Vangelo. Scheler, cioè, evidenzia in particolar modo nel suo sistema l'importanza dell'amore per la persona.}
E' un triangolo che traspare in filigrana in questa scrittura wojtyliana,
łączności z przedmiotem
collegare con l'oggetto
ludzkich aktów
gli atti umani
wyprowadzenia od tej strony ich moralnej wartości
ricavare da esso il loro valore morale
przedmiot, oggetto
akt, atto
moralność-wartość
valore-morale,
al centro di questo triangolo, trova il suo spazio miłość do osoby,
l'amore per l'uomo.
L'oggetto è già in sé risultato d'azione di uomo, è l'opera dell'uomo. Se l'uomo propone un'azione morale, l'oggetto prendendo parte all'azione, all'azione morale, acquista un valore morale, perché l'oggetto è un seme nel terreno dell'azione.
L'azione è morale se ha in seno il seme del valore morale, il quale dischiude un'azione ancora conchiusa entro il suo sé, e la porta alla luce guidata dalla luminosità. Scheler analizza l'atto umano,
Scheler wymienia usposobienie, zamiar, postanowienie, wreszcie samÄ… czynnośćte fazy, w których treÅ›ci znajdujemy doÅ›wiadczalnie wartość jako przedmiot; wartość ta nadaje owym aktom odrÄ™bność, specyfikuje je.
{Scheler menziona la disposizione, l'intenzione, la decisione e infine la stessa attività, fasi nel cui contenuto troviamo sperimentalmente il valore come oggetto: e questo valore dà a quegli atti singolarità, li specifica.}
WojtyÅ‚a dà una splendida definizione del valore,
wartość, cały dany
przedmiot w nowej
jak gdyby postaci.
{Il valore, l'intero oggetto dato in una nuova forma}.
Quale pienezza è contenuta in questo enunciato!
Quale primizia, quale primula, quale primavera di senso porta entro il suo sé!
WedÅ‚ug Schelera fenomenologia stanowi wÅ‚aÅ›ciwÄ… metodÄ™ dla etyki. Po pierwsze bowiem-jest ona doÅ›wiadczlna, a wszelka nauka musi siÄ™ opierać na doÅ›wiadczenia sÄ… te treÅ›ci, które stanowiÄ… o istocie przeżycia etycznego, mianowicie wartoÅ›ci.
Przecież, kiedy mówimy, że dany akt jest etycznie dobry lub zÅ‚y, to okreÅ›lamy jego wartość, która stanowi treść przeżycia-przeżywamy jÄ… speÅ‚niajÄ…c ów akt. Nie dopiero jakis zewnÄ™trzny sÄ…d o akcie nadaje mu owÄ… wartość, leży ona bezpoÅ›rednio w treÅ›ci przeżycia.
{La fenomenologia, secondo Scheler, costituisce il metodo appropriato per l'etica. In primo luogo è sperimentale, e ogni scienza deve basarsi sull'epserienza. In secondo luogo sono oggetto di esperienza quei contenuti che fondano l'essenza dell'esperienza etica vissuta, cioè i valori. Quando diciamo che un dato atto è eticamente buono o cattivo, ne definiamo il valore, che costituisce il contenuto dell'esperienza emozionale - lo sperimentiamo compiendo quell'atto. Non è che un giudizio esterno sull'atto gli dia quel valore, il valore si trova direttamente contenuto nell'esperienza vissuta.}
WartoÅ›ci nie pozwalajÄ… siÄ™ oddzielićod przeżycia, od różnorodnych przeżyć czÅ‚owieka. Dlatego Scheler nie okreÅ›la nom, czym jest wartość poza przeżyciem, wartość sama w sobie.
Zawsze bowiem występuje ona w jakimś określonym przeżyciu i zawsze jest wartością, czyli jest sobą, ze względu na jakiś określony podmiot.
{I valori non si lasciano separare dall'esperienza vissuta, dalle svariate esperienze dell'uomo. Perciò Scheler non ci definisce che cosa è il valore al di fuori dell'esperienza vissuta, il valore in se stesso. Sempre emerge da una determinata esperienza e sempre è valore, cioè se stesso, rispetto a un determinato soggetto.}
Se il valore si trova direttamente contenuto nell'esperienza, questo valore è amore e l'amore è valore.
Quando l'uomo si veste, si riveste, si investe dell'azione morale, del valore morale, è investito dalla coscienza morale, sumienie wÅ‚adzÄ… ujawniajÄ…cÄ… zależność czynów od prawdy o dobru {la coscienza morale quale facoltà rivelante la dipendenza degli atti dalla verità sul bene.}
La coscienza morale, l'azione morale, il valore morale disegnano una condotta umana fondamentale, un trittico entro il quale vive e vede la sua eccellenza l'amore quale verità d'esistere. Entro le pieghe, entro le pareti di questo trittico di spazio, l'uomo vive nella libertà quale verità del suo essere al mondo. Ogni passo dell'uomo, disegnato lungo i viali della coscienza morale, dell'azione morale, del valore morale, conduce l'uomo stesso nell'oltre, nell'altro di se stesso.
Oltre se stesso,
Transcendencja osoby w czynie to nie tylko samozależność,
zależność od wÅ‚asnego "ja". Wchodzi w niÄ… równoczeÅ›nie moment zależnoÅ›ci od prawdy i moment ten ostatecznie ksztaÅ‚tuje wolność. Nie realizuje siÄ™ ona bowiem przez podporzÄ…dkowanie sobie prawdy, ale przez podporzÄ…dkowanie siÄ™ prawdzie.
{La trascendenza della persona nell'atto non è soltanto dipendenza da sé, dipendenza dall' "io". Contemporaneamente entra in essa il momento della dipendenza dalla verità, e questo momento in ultima analisi forma la libertà. Essa infatti non si realizza subordinando a sé la verità, ma subordinandosi alla verità.}
La dipendenza dalla verità costituisce la persona nella sua trascendenza, zależność od tej prawdy konstytuuje osobÄ™ w jej transcendencji.
Karol WojtyÅ‚a sostiene che il concetto di trascendenza della persona si può ampliare ed esaminare in rapporto a tutti i trascendentali: all'essere, alla verità, al bene, al bello. L'uomo accede ad essi mediante la conoscenza e seguendo la conoscenza, l'intelletto, attraverso la volontà e l'atto. In questa concezione, l'atto serve anche a realizzare la verità, il bene e il bello,
pojÄ™cie transcendencji osoby można rozszerzyć i rozpatrywać w relacji do transcendentaliów: do bytu, prawdy, dobra, piÄ™kna. PrzystÄ™p do nich ma czÅ‚owick przez poznanie, a w Å›lad za poznaniem, za umysÅ‚em-poprzez wolÄ™ i czyn. W tym njÄ™ciu czyn sÅ‚uży również realizacji prawdy, dobra i piÄ™kna.
L'atto è spazio e tempo che contiene lo spazio infinito e l'infinito tempo della verità; sul terreno della verità crescono i fiori del bene e del bello. Dimensioni che crescono e concrescono con l'uomo il quale essendo stato dato alla luce al momento dell'evento del suo nascere al mondo, è invitato nel cammino del suo esistere a dare alla luce se stesso nell'evento del suo atto. Nell'avvento del suo atto l'uomo diviene se stesso quando la grammatica del suo agire vede il fiorire dei fiori della bontà, della verità e della bellezza.
Widzenie transcendencji czÅ‚owieka-osoby poprzez stosunek do transcendentaliów nie traci jednakże na swym znaczeniu, gdy odwoÅ‚amy siÄ™ do doÅ›wiadczenia, szczególnie zaÅ› do doÅ›wiadczenia moralnoÅ›ci.
{La visione della trascendenza dell'uomo-persona mediante la relazione con i trascendentali non perde tuttavia di importanza, quando ci richiamiamo all'esperienza, e in particolare all'esperienza della morale.}
Sperimentalmente, scrive Karol WojtyÅ‚a, osserviamo che la vita spirituale dell'uomo si concentra e pulsa intorno alla verità, al bene e al bello. Si può decisamente parlare di una certa esperienza dei trascendentali, che va di pari passo con l'esperienza della trascendenza della persona,
Stwierdzamy doÅ›wiadczalnie, iż duchowe życie czÅ‚owieka skupia siÄ™ i pulsuje wokóÅ‚ prawdy, dobra i piÄ™kna. Można przeto Å›miaÅ‚o mówić o pewnym doÅ›wiadczeniu transcendentaliów, które idzie w parze z doÅ›wiadczeniem osobowej transcendencji.
Compiendo un atto, l'uomo realizza in esso se stesso, dice Karol,
Spełniając czyn, człowick spełnia w nim siebie
in quella libertà di verità, in quella verità di libertà nel rispondere al compito che Dio ha affidato ad ogni uomo,
essere artefice della propria vita: in un certo senso, egli deve farne un'opera d'arte, un capolavoro.[1]
Wolność zawiera w sobie zależność od prawdy, co z całą wyrazistością uwydatnia się w sumieniu.
Funkcja sumienia polega na okreÅ›leniu prawdziwego dobra w czynie i na uksztaÅ‚towaniu odpowiedniej do tego dobra powinnoÅ›ci. Powinność jest doÅ›wiadczalnÄ… postaciÄ… zalcżnoÅ›ci od prawdy, której podlega wolność osoby.
{La libertà racchiude in sé la dipendenza dalla verità, il che con tutta chiarezza risalta nella coscienza morale, la cui funzione consiste nel definire il vero bene nell'atto e nel formare il dovere rispondente a questo bene. Il dovere è la forma sperimentale della dipendenza dalla verità, cui è soggetta la libertà della persona.}
Il dipendere dal bene nella verità è quella dimensione assoluta dell'esistere, nell'indove il quotidiano è festività della verità, è Domenica di ogni giorno, ogni giorno, dunque tale dipendenza dal bene nella verità forma all'interno della persona una nuova realtà,
i otoż takie uzależnienie od dobra w prawdzie kształtuje wewnątrz osoby niejako nową rzeczywistość.
Bibliografia
Karol Wojtyła
Ocena możliwości zbudowania etyki chrześcijaśskiej przy założeniach
systemu Maksa Schelera, Lublin 1959, Towarzystwo Naukowe, Katolickiego Uniwersytetu Lubelskiego
Osoba i czyn. M. Jaworski, Polskie Towarzystwo Teologiczne, Cracovia, 1969.
[1] Lettera del Papa Giovanni Paolo II agli Artisti, 4 Aprile 1999.